Prosegue l’iter per l’introduzione del “Miele di Qualità Certificata” nell’ambito del Sistema di Qualità Nazionale Zootecnia (SQNZ), il nuovo sistema volontario pensato per riconoscere e valorizzare il miele prodotto secondo specifici requisiti di qualità, tracciabilità e corretta gestione lungo l’intera filiera.
Come avevamo già approfondito nel nostro precedente articolo, il disciplinare nasce da un lungo percorso di confronto tecnico e istituzionale, al quale UNAAPI ha contribuito attivamente, con l’obiettivo di mettere a disposizione degli apicoltori uno strumento nazionale capace di rendere riconoscibile e certificabile la qualità del miele prodotto secondo buone pratiche di allevamento, lavorazione e conservazione.
La notifica alla Commissione europea
Lo schema di decreto ministeriale predisposto dal Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste (MASAF) è stato notificato alla Commissione europea nell’ambito della procedura prevista per le regolamentazioni tecniche nazionali.
La procedura prevede un periodo di standstill fino al 14 ottobre 2026: fino a tale data il provvedimento non potrà essere adottato definitivamente, mentre la Commissione europea e gli altri Stati membri potranno esaminare il testo e formulare eventuali osservazioni.
Si tratta quindi di un passaggio dell’iter di approvazione: il sistema non è ancora operativo e il disciplinare allegato rappresenta il testo attualmente sottoposto alla procedura europea.
Cosa prevede il Miele di Qualità Certificata
L’adesione al sistema sarà volontaria e aperta agli operatori della filiera che sceglieranno di rispettare il disciplinare e di sottoporsi al relativo sistema di controllo.
L’obiettivo dichiarato è valorizzare produzioni con caratteristiche qualitative superiori agli standard commerciali, tutelarne l’origine, aumentare la redditività delle imprese apistiche e offrire al consumatore maggiori garanzie sulla qualità e sulla tracciabilità del prodotto.
Come abbiamo già evidenziato nel nostro precedente approfondimento, molti dei principi sui quali si basa il disciplinare corrispondono a pratiche già adottate dalle aziende che pongono particolare attenzione alla qualità del miele. La certificazione potrà quindi rappresentare uno strumento per riconoscere, rendere verificabile e comunicare al consumatore questo lavoro.
I principali requisiti previsti
Il disciplinare riguarda l’intera filiera, dall’allevamento delle api alla lavorazione, confezionamento, conservazione e commercializzazione del miele.
Tra i parametri che caratterizzano il prodotto figurano un tenore di acqua non superiore al 17%, un contenuto massimo di HMF pari a 15 mg/kg al momento dell’invasettamento e a 35 mg/kg nella fase di commercializzazione o distribuzione, oltre a specifici limiti per i residui di alcuni acaricidi. Il miele deve inoltre essere privo di difetti organolettici e mantenere caratteristiche coerenti con la propria origine.
Sul piano della lavorazione, l’estrazione è prevista esclusivamente mediante centrifugazione; sono vietate pastorizzazione e sterilizzazione e la temperatura del miele non deve superare i 40 °C. Il disciplinare disciplina inoltre la gestione dell’umidità, consentendo, entro determinate condizioni, la deumidificazione del miele o dei favi.
Sono previste anche specifiche indicazioni riguardanti la conduzione degli alveari, l’alimentazione, la difesa sanitaria, la lavorazione e conservazione del miele e la tracciabilità del prodotto.
Un percorso da seguire nei prossimi mesi
Il passaggio alla Commissione europea rappresenta quindi una tappa importante, ma non ancora conclusiva.
Al termine del periodo di standstill sarà possibile conoscere l’esito della procedura europea e i successivi passaggi necessari per l’adozione definitiva del decreto e l’effettiva attivazione del sistema di certificazione.
Per approfondire le caratteristiche della certificazione è possibile leggere anche il nostro precedente articolo:
Miele di Qualità Certificata: verso una nuova opportunità per valorizzare il miele italiano