Una nuova minaccia sanitaria per le api sta ampliando il proprio areale verso occidente. Si tratta di Tropilaelaps mercedesae, un acaro parassita della covata capace di infestare anche Apis mellifera e considerato di particolare interesse per la sanità apistica europea.
Negli ultimi anni la sua presenza è stata rilevata sempre più vicino ai confini dell’Unione Europea. Dopo i ritrovamenti in Georgia nel 2024 e in diverse aree della Russia, nell’estate 2026 è stata riportata una nuova osservazione nella regione di Artvin, nella Turchia nord-orientale, vicino al confine con la Georgia.
La segnalazione, diffusa da Apimondia, deriva da un’ispezione effettuata il 26 luglio 2026 dalla ricercatrice Asli Ozkirim e documentata da materiale video. Come precisato dalla stessa Apimondia, non si tratta al momento di una conferma ufficiale da parte delle autorità turche, ma di un’evidenza emersa durante quella specifica ispezione.
La presenza apparentemente elevata dell’acaro nella colonia osservata ha tuttavia fatto ipotizzare che il parassita possa essere presente nell’area già da qualche tempo e non rappresenti necessariamente un’introduzione recente.
Perché Tropilaelaps preoccupa l’apicoltura europea
Gli acari del genere Tropilaelaps sono originari dell’Asia, dove parassitano principalmente specie di api asiatiche. Tra le specie conosciute, T. mercedesae e T. clareae sono in grado di infestare anche Apis mellifera.
I danni possono ricordare quelli provocati dalla Varroa, anche se la biologia dei due parassiti presenta differenze importanti.
Tropilaelaps si riproduce nella covata e dipende fortemente dalla presenza di larve e pupe per alimentarsi. La fase trascorsa sulle api adulte è molto breve, generalmente nell’ordine di 1-3 giorni, mentre il ciclo riproduttivo è particolarmente rapido. In presenza continua di covata, quindi, la popolazione dell’acaro può crescere velocemente.
Le infestazioni possono determinare:
- covata irregolare e non compatta;
- mortalità di larve e pupe;
- opercoli perforati;
- api adulte con ali, zampe o antenne deformate;
- addomi ridotti o deformi;
- indebolimento e spopolamento delle colonie;
- nei casi più gravi, collasso dell’alveare.
Tropilaelaps mercedesae può inoltre contribuire alla trasmissione di virus, tra cui il virus delle ali deformi (DWV), aumentando la gravità dei danni.
Particolare interesse suscita anche la capacità dimostrata dal parassita di adattarsi a climi temperati. Il suo insediamento in Corea del Sud e i successivi ritrovamenti in Russia e Georgia hanno infatti ridimensionato l’ipotesi che potesse rimanere confinato esclusivamente alle regioni tropicali e subtropicali.
L’espansione verso occidente
La distribuzione conosciuta di Tropilaelaps mercedesae si è ampliata sensibilmente negli ultimi anni.
Ai Paesi asiatici nei quali il parassita era già presente si sono aggiunti i ritrovamenti su Apis mellifera in Russia e Georgia. Sono state inoltre riportate segnalazioni o indicazioni di possibile presenza in altri Paesi dell’area caucasica e mediorientale.
La recente osservazione nella Turchia nord-orientale è quindi particolarmente significativa perché, qualora venisse confermata ufficialmente, rappresenterebbe un ulteriore avanzamento dell’acaro verso il continente europeo.
Apimondia richiama per questo la necessità di rafforzare i controlli soprattutto nei Paesi dell’Europa orientale maggiormente esposti a una possibile introduzione.
Qual è la situazione in Italia e nell’Unione Europea
Attualmente Tropilaelaps spp. non risulta presente nell’Unione Europea ed è considerato un parassita esotico delle api.
La normativa europea in materia di sanità animale contempla l’infestazione da Tropilaelaps spp. proprio per le possibili conseguenze sanitarie ed economiche che una sua introduzione potrebbe determinare.
Per questo motivo, in presenza di un sospetto, è fondamentale contattare tempestivamente i Servizi Veterinari territorialmente competenti, evitando nel frattempo di movimentare alveari, api o materiale apistico dalla postazione interessata.
Come riconoscerlo
A un primo sguardo Tropilaelaps può essere confuso con Varroa, ma presenta alcune caratteristiche distintive.
La Varroa ha un corpo più largo, appiattito e di forma ovale. Tropilaelaps è invece più stretto e allungato e si muove molto rapidamente sulla superficie dei favi.
Differente è anche il comportamento. Varroa può permanere a lungo sulle api adulte, mentre Tropilaelaps trascorre la maggior parte del proprio ciclo all’interno della covata e sopravvive solo per periodi relativamente brevi lontano da essa.
Proprio per questo, in caso di dubbi, l’osservazione della covata assume particolare importanza. Alterazioni insolite, opercoli perforati, pupe danneggiate o la presenza di piccoli acari particolarmente mobili devono essere valutati con attenzione.
Il ruolo degli apicoltori nella prevenzione
La situazione non deve generare allarmismo, ma rende utile iniziare a conoscere questo parassita prima di un suo eventuale ingresso nel territorio dell’Unione Europea.
Un ruolo fondamentale è svolto dalla corretta movimentazione di api e materiale apistico. L’introduzione illegale di regine, pacchi d’api, nuclei o colonie provenienti da territori nei quali il parassita è presente rappresenta infatti uno dei possibili canali di diffusione di organismi esotici.
Per gli apicoltori è quindi importante affidarsi esclusivamente a circuiti autorizzati e prestare attenzione, durante le normali visite in apiario, a sintomi o parassiti non riconducibili alle problematiche abitualmente osservate.
In presenza di elementi sospetti è preferibile non tentare diagnosi autonome o trattamenti empirici, ma documentare quanto osservato e rivolgersi ai Servizi Veterinari.
Fonti: Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie – Centro di referenza nazionale per l’apicoltura; Apimondia – Scientific Commission on Bee Health.