La rilevazione relativa a luglio 2026 dell’Osservatorio Nazionale Miele pubblicata su INFORMAMIELE restituisce il quadro di una fase della stagione apistica fortemente condizionata dal caldo eccezionale e dalla scarsità di precipitazioni, con effetti particolarmente evidenti nelle aree di pianura.
In Lombardia, il contrasto tra pianura e montagna è risultato molto netto: mentre negli areali montani sono stati confermati buoni raccolti di tiglio, rododendro e millefiori di alta montagna, nelle zone più siccitose la disponibilità di risorse nettarifere è risultata fortemente penalizzata. Il raccolto di castagno ha mostrato ancora una volta una notevole variabilità territoriale.
Sul fronte commerciale, al momento della rilevazione il mercato del miele all’ingrosso in fusti rimaneva sostanzialmente stazionario, con poche transazioni e prezzi ancora in fase di definizione. Più dinamici, seppure molto eterogenei, risultavano invece gli scambi diretti tra apicoltori.
Un luglio eccezionalmente caldo
Dopo un giugno già caratterizzato da temperature particolarmente elevate, anche luglio 2026 è stato un mese termicamente estremo.
A livello nazionale la temperatura media mensile ha superato di 2,6 °C la media climatologica 1991-2020, facendo di luglio 2026 il secondo luglio più caldo degli ultimi 100 anni, dopo quello del 2015. A determinare questa situazione sono state le frequenti invasioni di masse d’aria subtropicale continentale provenienti dal Nord Africa, interrotte solo per brevi periodi da infiltrazioni più fresche di origine atlantica o nord-europea.
Il caldo ha interessato in maniera particolarmente intensa il settore occidentale della Penisola e la Lombardia è stata tra le regioni settentrionali maggiormente coinvolte.
Le anomalie rispetto alla media 1991-2020 hanno raggiunto +3,1 °C nelle province di Milano e Lodi, +3,0 °C a Varese, Monza Brianza e Pavia, +2,8 °C a Como, +2,7 °C a Lecco e +2,6 °C a Sondrio. Valori leggermente inferiori, ma comunque molto elevati, sono stati rilevati a Bergamo e Brescia (+2,3 °C), Cremona (+2,3 °C) e Mantova (+2,1 °C).
Nelle giornate del 1°, 8, 30 e 31 luglio, le temperature massime si sono localmente spinte fino a 40 °C o oltre, interessando anche la pianura lombarda prossima al Po.
Lombardia: precipitazioni fortemente deficitarie
Se il caldo ha rappresentato uno degli elementi caratterizzanti del mese, altrettanto significativa è stata la scarsità delle precipitazioni.
A livello nazionale luglio ha chiuso con un’anomalia pluviometrica del -23,4%, ma il deficit è risultato ancora più pronunciato al Nord, dove ha raggiunto mediamente il -30,8%. La distribuzione delle piogge è stata inoltre estremamente irregolare, legata prevalentemente a episodi temporaleschi localizzati.
In Lombardia il quadro è stato particolarmente significativo. Quasi tutte le province hanno registrato precipitazioni inferiori alla norma: Milano -72%, Monza Brianza -69%, Varese -67%, Como -62%, Pavia -58%, Lecco -55%, Lodi -54%, Sondrio -43%, Brescia -33%, Cremona -31% e Bergamo -24%.
L’unica eccezione è stata Mantova, con un +17%, legato alla distribuzione locale degli eventi temporaleschi. Nel complesso, i deficit più marcati del Nord Italia hanno interessato proprio il Piemonte e la Lombardia occidentale.
Questi dati mostrano bene come il numero di giornate con precipitazioni non sia sufficiente, da solo, a descrivere la disponibilità idrica: le piogge estive si sono infatti concentrate in episodi temporaleschi spesso brevi e intensi, alternati a periodi asciutti relativamente lunghi.
Tra il 19 e il 21 luglio, inoltre, violenti temporali hanno interessato anche la Lombardia orientale, accompagnati in alcuni casi da grandine e forti raffiche di vento.
Una situazione di siccità particolarmente critica al Nord
Il report meteorologico dedica particolare attenzione anche alla situazione idrica dei suoli. Alla fine di luglio, l’intera Pianura Padano-Veneta, la fascia pedemontana e buona parte dell’arco alpino presentavano livelli di siccità classificati da gravi fino, in alcune aree, a eccezionali o estremi.
L’Osservatorio sottolinea come nel 2026 il deficit idrico si sia sviluppato con una rapidità particolarmente elevata: diversamente dalla siccità del 2022, che aveva impiegato più di un anno per assumere caratteristiche strutturali, quella osservata nel 2026 si era sviluppata nell’arco di circa sei mesi. Le temperature molto elevate e gli eccezionali livelli di evapotraspirazione avevano contribuito al rapido prosciugamento dei suoli e all’abbassamento dei livelli di laghi, fiumi e falde.
Al 31 luglio, il deficit di umidità dei terreni si rifletteva anche sullo stato della vegetazione del bacino padano-alpino, con segnali particolarmente marcati per le coperture non irrigue e le foreste pedemontane.
Produzioni: il caldo accentua le differenze tra pianura e montagna
Sul piano produttivo, la rilevazione di luglio conferma e accentua un andamento che si era già manifestato nei mesi precedenti.
Le insistenti ondate di calore, la scarsità delle precipitazioni e gli elevati livelli di evapotraspirazione avevano accelerato la siccità dei suoli e ridotto drasticamente la durata delle fioriture estive, determinando in molti territori un’interruzione dei flussi nettariferi.
Il risultato è stato un quadro nazionale estremamente disomogeneo. Le aree montane e di media quota più fresche hanno generalmente ottenuto risultati migliori, mentre nelle zone di pianura il caldo record ha fortemente limitato le produzioni estive.
La scarsità di risorse nettarifere e pollinifere, già evidente dall’ultima decade di giugno, aveva inoltre determinato in diversi areali situazioni di stress nutrizionale delle colonie, rendendo necessari interventi di nutrizione di soccorso per sostenere le famiglie, anche in relazione alla fase successiva ai trattamenti contro la Varroa.
Lombardia: buoni risultati in montagna
In Lombardia il dato più positivo riguarda ancora una volta gli areali montani.
Per il tiglio di montagna la produzione media stimata si è attestata intorno ai 27 kg per alveare, confermando quindi i buoni risultati già emersi nella precedente rilevazione.
Positivo anche il quadro per il rododendro e il millefiori di alta montagna delle Alpi, per i quali l’Osservatorio indica una resa media di circa 19 kg per alveare.
Più complessa è stata invece la situazione del castagno. Le produzioni sono risultate comprese mediamente tra 10 e 20 kg per alveare, con differenze legate soprattutto all’altitudine degli apiari e alla tempestività con cui gli alveari erano stati posizionati negli areali produttivi.
In alcune zone montane sono state ottenute rese superiori, in particolare dove alla produzione di castagno si è aggiunto il contributo del tiglio.
Anche per l’erba medica si è confermato il forte legame tra disponibilità idrica e capacità produttiva: nelle zone che avevano beneficiato di precipitazioni sufficienti sono stati registrati buoni risultati, mentre negli areali maggiormente interessati dalla siccità le rese sono risultate pressoché nulle.
Il quadro lombardo di luglio evidenzia quindi in maniera ancora più netta rispetto al mese precedente la differenza tra gli areali montani, che hanno conservato una discreta capacità produttiva, e le zone maggiormente esposte agli effetti combinati di caldo e deficit idrico.
Mercato del miele all’ingrosso ancora stazionario
Al momento della rilevazione di luglio, pubblicata nel mese di agosto, il mercato del miele all’ingrosso in fusti si trovava ancora in una fase sostanzialmente stazionaria.
L’Osservatorio segnalava poche transazioni verso le principali aziende di confezionamento, mentre i prezzi della nuova produzione risultavano ancora in fase di definizione.
Venivano inoltre rilevate alcune vendite di miele appartenente alla campagna 2025, elemento che confermava la presenza di giacenze ancora disponibili nei magazzini degli apicoltori. I prezzi registrati per queste transazioni risultavano generalmente inferiori alle quotazioni medie dell’anno precedente.
Più dinamico appariva invece il mercato degli scambi diretti tra apicoltori in secchi da 25 kg, pur caratterizzato da una notevole eterogeneità e da partite generalmente inferiori ai 20 quintali.
Per il prodotto convenzionale, il millefiori veniva scambiato indicativamente tra 5,00 e 6,50 €/kg, con quotazioni più basse per i mieli scuri rispetto a quelli chiari e valori tendenzialmente più elevati al Nord rispetto al Sud.
I principali mieli monoflorali si collocavano invece tra 6,00 e 7,50 €/kg, con l’importante eccezione dell’acacia, per la quale le quotazioni rilevate erano comprese tra 8,00 e 10,00 €/kg.
È importante ricordare che, secondo le note metodologiche dell’Osservatorio, i prezzi del miele sono riferiti alle transazioni effettivamente rilevate sul mercato all’ingrosso e sono espressi franco produttore, IVA inclusa.
Sciami e regine: conclusa la stagione degli sciami
Nel mese di luglio il mercato degli sciami poteva considerarsi sostanzialmente concluso per la stagione.
Rimaneva invece attivo quello delle api regine, destinato a proseguire fino alla tarda estate anche per rispondere alla domanda legata alla necessità di sostituire le regine in seguito alle mortalità registrate dopo i trattamenti contro la Varroa.
Le quotazioni rilevate dall’Osservatorio erano comprese tra 16 e 20 euro per regina, con variazioni legate alle quantità ordinate e alla zona di produzione. I prezzi delle regine riportati dall’Osservatorio sono da intendersi IVA esclusa.
Fonte: Osservatorio Nazionale Miele – Rilevazione mensile giugno 2026 e approfondimento sull’andamento meteorologico.