La rilevazione relativa a giugno 2026 dell’Osservatorio Nazionale Miele, pubblicata su MIELINFORMA, restituisce il quadro di una fase della stagione caratterizzata da temperature eccezionalmente elevate e precipitazioni molto irregolari, con conseguenze evidenti sull’andamento delle fioriture e delle produzioni estive.

Per la Lombardia, i dati raccolti dall’Osservatorio evidenziavano risultati produttivi molto differenti a seconda degli areali: alle buone produzioni ottenute sul tiglio di montagna si contrapponevano un raccolto di castagno molto variabile e risultati sull’erba medica fortemente condizionati dalla disponibilità idrica.

Sul fronte commerciale, al momento della rilevazione il mercato del miele all’ingrosso risultava ancora poco dinamico. Le prime indicazioni sull’acacia evidenziavano quotazioni in diminuzione rispetto all’anno precedente, in un contesto caratterizzato da una maggiore disponibilità di prodotto nazionale e dal calo dei prezzi del miele di importazione.

Un giugno eccezionalmente caldo

Giugno 2026 è stato un mese decisamente anomalo dal punto di vista meteorologico. A livello nazionale la temperatura media ha superato di 3,1 °C la media climatologica 1991-2020, facendo registrare il secondo giugno più caldo dal 1880, dopo quello del 2003.

Il caldo è stato particolarmente intenso al Nord, dove l’anomalia termica media ha raggiunto +3,3 °C. La Lombardia ha rispecchiato pienamente questo andamento, con scarti dalla norma particolarmente elevati nelle aree di pianura: +4,0 °C a Milano, Mantova e Lodi, +3,9 °C a Pavia, +3,8 °C a Cremona e +3,7 °C a Monza e Brianza. Anche nelle province più settentrionali le anomalie sono rimaste molto marcate, comprese tra +2,6 °C di Sondrio e +3,4 °C di Brescia.

La fase più critica si è verificata nella terza decade del mese, risultata eccezionalmente calda. Nel complesso, giugno ha quindi assunto caratteristiche termiche più tipiche della fase centrale dell’estate che del suo inizio.

Piogge molto irregolari tra Prealpi e pianura

Al caldo si è aggiunto un andamento delle precipitazioni particolarmente disomogeneo. A livello nazionale giugno ha registrato un deficit pluviometrico medio del 38,7%, mentre al Nord la riduzione rispetto alla norma è stata del 21,1%.

In Lombardia è emersa però una netta differenza tra i territori settentrionali e quelli della bassa pianura.

Le precipitazioni sono risultate superiori alla media soprattutto a Sondrio (+53%), Brescia (+26%), Como (+23%), Bergamo (+19%) e Varese (+16%). Al contrario, sono state inferiori alla norma a Mantova (-43%), Pavia (-32%), Lodi (-19%) e Cremona (-12%). Milano (+10%) e Monza Brianza (+6%) si sono collocate poco sopra la media.

Le Prealpi lombarde hanno beneficiato maggiormente dell’attività temporalesca, con accumuli mensili generalmente compresi tra 150 e 250 mm e punte superiori ai 300 mm nelle aree montuose maggiormente esposte. Sulla fascia pedemontana gli accumuli sono stati generalmente compresi tra 80 e 150 mm, mentre procedendo verso la bassa Lombardia sono diminuiti rapidamente, fino a valori nell’ordine dei 30-60 mm e localmente inferiori ai 40 mm.

Questo forte gradiente pluviometrico, associato alle temperature elevate, contribuisce a spiegare la notevole variabilità dei risultati produttivi registrati negli apiari lombardi durante quella fase della stagione.

Lombardia: bene il tiglio di montagna, castagno molto variabile

Per quanto riguarda le produzioni, la rilevazione dell’Osservatorio indicava risultati complessivamente in linea con le attese per il tiglio di pianura. La contemporanea fioritura dell’ailanto aveva però determinato, nella maggior parte dei casi, produzioni riconducibili a mieli millefiori, limitando quindi l’ottenimento di miele uniflorale di tiglio.

Decisamente migliori erano stati i risultati ottenuti dagli apicoltori professionisti che avevano praticato il nomadismo sul tiglio di montagna, dove le rese medie erano stimate intorno ai 27 kg per alveare.

Più complesso risultava il quadro relativo al castagno. Al momento della rilevazione la produzione appariva fortemente disomogenea, con rese comprese indicativamente tra 10 e 25 kg per alveare. Le differenze venivano ricondotte soprattutto all’altitudine degli apiari e alla tempestività con cui gli alveari erano stati posizionati negli areali produttivi.

Interessante anche la situazione dell’erba medica, che aveva evidenziato in maniera particolarmente chiara il peso della disponibilità idrica: nelle aree che avevano ricevuto precipitazioni sufficienti erano stati registrati buoni risultati, mentre nelle zone maggiormente colpite dalla siccità le rese erano risultate pressoché nulle.

Il peso del caldo e della disponibilità idrica sulle produzioni

Il quadro lombardo si inseriva in una situazione nazionale nella quale le elevate temperature avevano accelerato il decorso di numerose fioriture estive, riducendone in molti casi la durata e compromettendo la secrezione nettarifera, soprattutto nelle aree di pianura e nei territori maggiormente esposti al caldo e alla siccità.

Le zone montane e di media quota avevano invece spesso beneficiato maggiormente dell’alternanza tra precipitazioni e periodi caldi, consentendo raccolti soddisfacenti di tiglio, castagno e mieli di montagna.

Anche gli indicatori agrometeorologici riferiti alla fine di giugno confermavano le difficoltà determinate dalla combinazione tra caldo e carenza idrica. Il Nord Italia risultava infatti l’area maggiormente interessata da stress vegetativo precoce, con la Pianura Padana particolarmente esposta agli effetti delle temperature elevate e della ridotta disponibilità d’acqua.

Mercato del miele all’ingrosso

Al momento della pubblicazione della rilevazione, il mercato del miele all’ingrosso si trovava ancora in una fase interlocutoria. Erano state rilevate poche transazioni in fusti verso le principali aziende di confezionamento e i prezzi della nuova produzione risultavano ancora in fase di definizione.

Le informazioni raccolte dall’Osservatorio attraverso gli operatori del settore evidenziavano inoltre una bassa richiesta di miele millefiori, accompagnata dalla presenza di giacenze ancora consistenti della produzione della stagione precedente nei magazzini degli apicoltori.

Particolare attenzione era rivolta al miele di acacia, tradizionalmente uno dei prodotti di maggiore interesse per il mercato all’ingrosso. Le prime rilevazioni della nuova produzione indicavano quotazioni in diminuzione rispetto all’anno precedente.

Secondo l’Osservatorio, a determinare questa situazione concorrevano due fattori: da un lato la maggiore disponibilità di prodotto nazionale e, dall’altro, il calo dei prezzi dell’acacia di importazione, favorito da una stagione positiva nei principali Paesi produttori dell’Europa orientale.

Più dinamico appariva invece il mercato degli scambi di miele in secchi da 25 kg direttamente tra apicoltori, anche se i prezzi risultavano ancora da confermare.

Sciami e regine: domanda in fisiologico rallentamento

Per gli sciami, superato il picco di domanda legato alla preparazione delle colonie per le principali fioriture primaverili, l’Osservatorio registrava un fisiologico rallentamento della domanda. Parallelamente si rendevano disponibili i primi nuclei con regine dell’anno e alcuni produttori segnalavano vendite inferiori rispetto alla stagione precedente.

Le quotazioni rilevate per gli sciami convenzionali erano comprese tra 100 e 125 euro per unità al Nord e al Centro, mentre al Sud e in Sicilia si attestavano intorno ai 90 euro. Per gli sciami biologici la forbice rilevata era compresa tra 120 e 145 euro. Il prezzo poteva variare in funzione delle quantità acquistate, con valori generalmente inferiori per gli acquisti di maggiori dimensioni.

Per le regine le quotazioni indicate dall’Osservatorio oscillavano invece tra 18 e 20 euro per unità. In alcuni areali venivano segnalati ritardi e problemi di fecondazione riconducibili alle condizioni meteorologiche.

Servizi di impollinazione

La rilevazione riportava infine alcune indicazioni relative al mercato dei servizi di impollinazione.

Nelle Marche il servizio per le colture di cavolo e cipolla da seme, effettuato mediante arniette con tre favi di covata con api e una cella reale nascente, veniva quotato 40 euro per unità.

In Sicilia venivano invece segnalate consegne di nuclei orfani per l’impollinazione in serra di fragola, anguria e melone cantalupo, con prezzi compresi tra 27 e 30 euro per unità, IVA esclusa.

Fonte: Osservatorio Nazionale Miele – Rilevazione mensile giugno 2026 e approfondimento sull’andamento meteorologico.