Produzione in ripresa, ma clima e mercato continuano a mettere sotto pressione il settore

È stato pubblicato il Report annuale dell’Osservatorio Nazionale Miele sull’andamento produttivo e di mercato della stagione apistica 2025, uno degli strumenti di monitoraggio più completi a livello europeo per analizzare lo stato del comparto apistico.

Il report offre una panoramica dettagliata della stagione, con approfondimenti su:

  • la sintesi dell’annata apistica 2025;
  • la produzione nazionale, con dettaglio regionale;
  • la produzione media per alveare, suddivisa per regione e tipologia aziendale;
  • l’andamento del mercato del miele (consumi, canali di vendita, scambi con l’estero e dinamiche di prezzo);
  • la situazione degli altri prodotti dell’alveare.

l report completo è disponibile su:
https://www.informamiele.it/report-annuale-andamento-produttivo-e-di-mercato-stagione-2025/

Una stagione in ripresa, ma sempre più incerta

Dopo due anni particolarmente difficili, nel 2025 la produzione nazionale di miele torna a crescere, attestandosi a 30.992 tonnellate. Tuttavia, il quadro generale resta caratterizzato da una forte variabilità territoriale, con differenze significative tra regioni e areali produttivi.

La stagione si è aperta con condizioni climatiche favorevoli, ma già dalla fine di aprile si sono verificati eventi meteorologici avversi – piogge frequenti, vento e sbalzi termici – che hanno inciso in modo rilevante sulle produzioni.

Uno degli aspetti più evidenti è il progressivo spostamento del baricentro produttivo: le grandi fioriture primaverili, come acacia e agrumi, risultano sempre più legate a brevi finestre climatiche favorevoli, mentre le fioriture estive e tardive stanno assumendo un ruolo crescente.

La crescente instabilità climatica ha inoltre comportato:

  • un aumento degli spostamenti degli alveari;
  • maggior ricorso alla nutrizione di soccorso;
  • un incremento dei costi di gestione per le aziende apistiche.

Le condizioni climatiche miti hanno anche favorito, in diversi casi, lo sviluppo della Varroa, rendendo necessari interventi più frequenti e complessi.

Mercato: segnali di ripresa, ma criticità strutturali

Sul fronte del mercato si registrano segnali moderatamente positivi, con un aumento delle vendite del +2,3% in volume e del +2,4% in valore. Tuttavia, i livelli restano inferiori a quelli precedenti alla pandemia, evidenziando una domanda ancora debole.

Il consumo pro capite in Italia si attesta intorno ai 700 grammi annui, inferiore rispetto ad altri Paesi europei come la Germania. Inoltre, il consumo è concentrato soprattutto nelle fasce di età più mature, mentre i giovani risultano meno coinvolti.

A fronte della ripresa produttiva, il report segnala anche una riduzione del numero di alveari per il secondo anno consecutivo, indicatore delle difficoltà strutturali del settore.

Permane inoltre una forte pressione competitiva da parte dei mieli di importazione a basso prezzo, che incidono sui prezzi all’ingrosso del prodotto nazionale, in particolare per le varietà meno differenziate.

Un settore strategico per biodiversità e agricoltura

Nonostante le difficoltà, l’apicoltura italiana mantiene importanti punti di forza: la grande varietà di produzioni – oltre 30 mieli uniflorali – e l’elevata professionalità degli apicoltori.

Si tratta di un comparto che, oltre al valore economico e alimentare, svolge un ruolo fondamentale per la biodiversità e la produttività agricola, grazie all’attività di impollinazione garantita dalle api.