Il proverbio e la saggezza popolare non fanno eccezioni neanche per il miele di robinia. Anche quest’annata, come le due precedenti, si chiude con un risultato insoddisfacente.

L’inizio

La partenza spingeva all’ottimismo con famiglie che si stavano sviluppando nei tempi giusti e con fioriture abbondanti e scalari (anche se un po’ disordinate). Con l’apertura dei primi fiori nelle zone più precoci della pianura sono però arrivate le piogge che, anche se non particolarmente persistenti, hanno però lasciato il posto a basse temperature, specie notturne, e a un’accentuata instabilità con temporali e grandinate, soprattutto nelle aree prealpine.

Successivamente lo stabile ritorno del bel tempo e la ripresa delle temperature è stato però caratterizzato da costante ventosità. Gli apicoltori hanno segnalato alveari giunti all’inizio del raccolto con inesistenti scorte nel nido (alla fame, in gergo apistico); che durante la fioritura anche nelle giornate di bel tempo, l’attività di volo si interrompeva al massimo a metà pomeriggio; casi di saccheggio durante le visite. Questa situazione è stata aggravata, a volte in maniera determinante, da diffusi avvelenamenti/spopolamenti che hanno interessato migliaia di alveari e, in molte zone, da diffuse e incontrollabili sciamature.

La produzione

Nel mantovano, cremonese e lodigiano, a fioritura precoce, le produzioni si sono attestate sui 15 kg, con una progressiva diminuzione (10-15 kg) verso le pianure più alte (bergamasca, milanese, brianza). Occasionalmente sono segnalate punte di 20 kg nella pianura brianzola. Peggio hanno fatto il lecchese (5-10 kg),  la collina bergamasca (8 kg) e l’area basso varesotto/ovest milanese/Lomellina (10 kg), meglio (15 kg) alcune aree del Parco del Ticino. Buone produzioni (oltre 20 kg) si registrano nell’altovaresotto e nel comasco. Scarsissima la produzione valtellinese (5 kg). Deludente anche la pianura pavese e oltrepadana (8-10 kg). Decisamente meglio la collina appenninica (oltre 20 kg, con punte a 30 in alcuni apiari!).

Il mercato

La scarsa produzione, comune al resto d’Italia (che fà sovente peggio della Lombardia) e anche all’est europeo, condizionerà il mercato e i prezzi dovrebbero attestarsi almeno sui livelli dello scorso anno. Al momento sono segnalate alcune transazioni tra apicoltori “impazienti” o semplicemente “molto previdenti” a 6,50/7 euro al kg. Forse si assisterà a un lieve ritocco verso l’alto (già l’anno scorso si sono registrati prezzi leggermente superiori) quando le contrattazioni saranno più significative, tuttavia bisogna considerare che prezzi decisamente più alti, come qualcuno invoca anche nelle transazioni tra apicoltori, scaricandosi inevitabilmente sul prezzo al dettaglio potrebbero incidere negativamente sui consumi.

Rivolgiamo un appello agli associati che hanno qualche disponibilità di miele per la vendita a privilegiare lo scambio tra apicoltori, per permettere ai produttori la conservazione del mercato diretto e di prossimità con miele italiano di qualità. E’ anche possibile conferire il miele ad Apilombardia per Conapi.