In uno dei tanti momenti di confronto, uno dei nostri tecnici ha “inventato” questa parafrasi della nota frase di Giulio Cesare, vincitore fulmineo di una guerra …

Noi, purtroppo, non abbiamo vinto la varroasi, ma il gioco di parole evoca bene la rapidità con cui, attraverso un metodo semplice, si può “leggere” il livello di infestazione degli alveari.

Com’è noto uno dei punti cruciali della lotta alla Varroa riguarda la capacità degli apicoltori di mantenere nelle colonie un livello di infestazione tale da non compromettere la stagione produttiva e la sopravvivenza delle famiglie stesse.E’ quindi indispensabile sapere “quanta” varroa vive a spese delle nostre api.

Monitoraggio Zav

Lo strumento è il monitoraggio con lo zucchero a velo, un test semplice in grado di restituire all’apicoltore preziose informazioni sull’infestazione relativa dei propri apiari . In questo modo è possibile stimare il tasso di infestazione percentuale, valutando quanto è alta la “febbre da varroa” e, in conseguenza, pianificare al meglio i tempi e il tipo di trattamento acaricida da effettuare.

Il metodo poggia su solide basi scientifiche (statistiche comprese), contrariamente ad altri metodi usati in passato, spesso rivelatisi un po’ troppo approssimativi, ed è consigliato un po’ da tutti (Servizio Veterinario della Regione Lombardia , Beenet, Università di Bologna, Istituto Zooprofilattico delle Venezie, Cra-api). La letteratura, confortata dalle evidenze di campo, indica alcune soglie di infestazione utili ai fini pratici:

  • Inferiore al 2% (meno di 6 varroe su 300 api): siamo sotto la soglia di sicurezza e abbiamo tempo per organizzare il trattametno estivo
  • Compresa tra il 2 e il 5% (tra 6 e 15 varroe): occorre trattare in tempi rapidi
  • Superiore al 5% (oltre 15 varroe): “febbre alta” con necessità di trattamento d’urgenza

Dalla seconda metà di giugno il Crt (Centro di riferimento tecnico) “Patologie apistiche” dell’Unaapi ha iniziato un monitoraggio nazionale. Anche Apilombardia ha fatto la sua parte. I tecnici hanno controllato decine di apiari sparsi in tutta la Regione: quelli della rete di Beenet e del monitoraggio regionale; quelli su cui si sono svolti i numerosi incontri di dimostrazione collettiva e, infine, diversi su richiesta degli apicoltori stessi. La situazione, salvo un paio di apiari con una storia travagliata, è risultata ampiamente al di sotto della soglia del 2% di infestazione, confortata dalle osservazioni empiriche degli apicoltori emerse nella prima metà di luglio durante i seminari organizzati per discutere i piani territoriali di lotta.

Il metodo è importante, al di là del risultato immediato di conoscere il livello di infestazione, perché permette all’apicoltore di scegliere una strategia di lotta e di organizzarsi per attuarla. E’ il primo passo per abbandonare il trattamento a calendario (trattare tutti a partire da un certo periodo) fin qui seguito e orientarsi verso la lotta integrata (trattare quando c’è bisogno). Ovviamente siamo solo all’inizio ma, già ora, sono diverse le indicazioni pratiche ricavabili: sapere di poter ritardare l’inizio del trattamento può significare, in presenza di raccolto, una produzione maggiore; sapere da quale apiario è meglio iniziare può valere la sopravvivenza di decine di famiglie; così come scoprire di essere in emergenza e dover intervenire con urgenza.

Una nota di colore: i nostri tecnici hanno fatto un figurone! Durante l’esecuzione del test sono stati percepiti come veri e propri “dottori”, suscitando l’ammirazione degli apicoltori presenti: una piccola soddisfazione per un lavoro spesso “oscuro” ma di elevata professionalità!

Tutto bene, dunque? Ovviamente no!

Purtroppo in ogni circostanza è dato imbattersi “nel più furbo della nidiata” che, solitamente senza alcuna competenza e per mera smania di visibilità, sentenzia che tutti gli altri sbagliano! Così un rappresentante di un’associazione locale della Lombardia ha qualificato il metodo come “bufala” e ha accusato quasi tutto il resto del mondo (Unaapi, Fai-Veneto, Beenet e Regione Lombardia) di averlo adottato “evidentemente senza nessuna analisi critica”.

Gli consigliamo di informarsi prima di sputare sentenze e gli forniamo i consigli per la lettura (buoni anche per tutti coloro che volessero approfondire la questione) attraverso questa piccola rassegna ragionata tratta dall’ampia letteratura internazionale disponibile sul metodo:

  • Bak, B., J. Wilde, M. Siuda, and M. Kobylin´ska. “Comparison of Two Methods of Monitoring Honeybee Infestation with Varroa Destructor Mite.” Annals of Warsaw University of Life Sciences – SGGW, Animal Science no. 46 (2009): 33–38.
  • Ellis, Marion D., and Paul A. Macedo. Using the Sugar Roll Technique to Detect Varroa Mites in Honey Bee Colonies. Historical Materials from University of Nebraska – Lincoln Extension. University of Nebraska, 2001.  http://digitalcommons.unl.edu/extensionhist/116/
  • Lee, K V, R D Moon, E C Burkness, W D Hutchison, and M Spivak. “Practical Sampling Plans for Varroa Destructor (Acari: Varroidae) in Apis Mellifera (Hymenoptera: Apidae) Colonies and Apiaries.” Journal of Economic Entomology 103, no. 4 (August 2010): 1039–1050. doi:10.1603/EC10037. http://www.extension.org/mediawiki/files/2/2e/Practical_Sampling_Plans_for_Varroa_destructor_in_Apis_mellifera.pdf
  •  Lee, K V, Gary S. Reuter, and Marla Spivak. “Standardized Sampling Plan to Detect Varroa Density in Colonies and Apiaries.” American Bee Journal 150, no. 12 (December 2010): 1151–1155. http://www.extension.org/mediawiki/files/2/2e/Practical_Sampling_Plans_for_Varroa_destructor_in_Apis_mellifera.pdf
  •  Macedo, Paul A., Judy Y. Wu, and Marion Ellis. “Using Inert Dusts to Detect and Assess Varroa Infestations in Honey Bee Colonies.” Journal of Apicultural Research 41, no. 1–2 (2002): 3–7.

Oppure consultare il sito:

http://www.extension.org/pages/31539/varroa-sampling

Buona lettura a tutti e … utilizzate il monitoraggio zav!