La rilevazione mensile di maggio 2026 dell’Osservatorio Nazionale Miele fotografa una stagione primaverile caratterizzata da una forte variabilità meteorologica ma, nel complesso, abbastanza favorevole alla produzione di miele di acacia in gran parte del Nord Italia.
Dopo le preoccupazioni emerse tra la fine di marzo e l’inizio di aprile a causa delle gelate tardive e degli sbalzi termici, i dati raccolti nel corso del mese di maggio hanno evidenziato un quadro produttivo generalmente migliore rispetto a quanto inizialmente temuto, pur con differenze significative tra territori e areali.
Lombardia: produzione di acacia complessivamente positiva
In Lombardia la fioritura dell’acacia si è sviluppata in condizioni non sempre ottimali, risentendo in alcune aree di periodi ventosi e di una distribuzione irregolare delle precipitazioni. Nonostante ciò, le produzioni registrate risultano nel complesso soddisfacenti.
Secondo i dati raccolti dall’Osservatorio Nazionale Miele, la produzione media regionale si è attestata intorno ai 17 kg per alveare, con risultati molto differenziati tra le diverse province.
Le produzioni più elevate sono state rilevate in alcune zone del Varesotto, dove si sono raggiunte medie prossime ai 27 kg per alveare. Situazione meno favorevole nel Mantovano, dove le rese si sono fermate attorno agli 8 kg per alveare. Tra questi due estremi si collocano le altre aree della regione, confermando ancora una volta come fattori climatici locali, disponibilità di risorse nettarifere e condizioni ambientali possano influenzare in modo significativo i risultati produttivi.
Nel complesso, la campagna dell’acacia 2026 può essere considerata discreta per gran parte degli apicoltori lombardi, pur senza raggiungere in molti casi le aspettative che si erano create dopo il buon avvio vegetativo della primavera.
Un mese caratterizzato da forti sbalzi termici
Dal punto di vista meteorologico, maggio 2026 è stato caratterizzato da condizioni particolarmente dinamiche.
La prima parte del mese ha visto il susseguirsi di fasi instabili e temperature localmente inferiori alla media stagionale. Nella seconda metà di maggio si è invece registrato un deciso aumento delle temperature, con l’arrivo di masse d’aria più calde che hanno portato valori tipicamente estivi anche in Lombardia.
Le anomalie termiche registrate nella regione sono risultate comprese tra +1,3°C e +1,7°C rispetto ai valori medi del periodo 1991-2020, con incrementi particolarmente evidenti nelle province di Varese, Como, Lecco, Sondrio e Pavia.
Le precipitazioni sono risultate nel complesso vicine alla norma, ma con una distribuzione molto irregolare tra le diverse aree della regione. Questa alternanza di piogge, vento e successivi periodi caldi ha contribuito ad accentuare le differenze produttive osservate tra i diversi areali apistici.
Produzioni estive e stato sanitario degli alveari
La rilevazione evidenzia inoltre come il rapido aumento delle temperature registrato nella seconda metà di maggio abbia favorito, in diversi territori italiani, le prime condizioni di stress idrico che potrebbero influenzare l’andamento delle successive fioriture di interesse apistico.
Parallelamente, in alcune aree del Paese vengono segnalati livelli di infestazione da Varroa superiori alla media del periodo. Un elemento che richiama l’attenzione sull’importanza del monitoraggio dell’infestazione e della corretta pianificazione degli interventi estivi di controllo.
Mercato
Sul fronte economico, il mercato del miele all’ingrosso si trova ancora in una fase di attesa. Nel mese di maggio non sono state registrate transazioni significative, poiché gran parte degli operatori era in attesa di disporre di dati più consolidati sulle produzioni della nuova stagione.
Secondo l’Osservatorio Nazionale Miele, proprio l’andamento della produzione di acacia potrebbe influenzare l’evoluzione delle quotazioni nei prossimi mesi. Le rese registrate in molte aree del Nord Italia sono infatti risultate complessivamente soddisfacenti, lasciando prevedere una disponibilità di prodotto superiore rispetto alla stagione precedente. Una maggiore offerta potrebbe tradursi in una riduzione dei prezzi all’ingrosso rispetto ai livelli particolarmente elevati registrati nel 2025.
A questo scenario si aggiunge il quadro internazionale. Le prime indicazioni provenienti dai principali Paesi produttori dell’Europa orientale fanno infatti presagire una stagione discretamente favorevole anche oltre i confini nazionali. Questa prospettiva ha già contribuito a una diminuzione delle quotazioni estere e potrebbe aumentare ulteriormente la pressione competitiva sul mercato europeo del miele.
Nel corso di maggio è proseguito il mercato degli sciami, entrato nel vivo già ad aprile in concomitanza con le principali fioriture primaverili. Dopo il forte interesse registrato nelle settimane precedenti, alcuni produttori segnalano tuttavia una domanda inferiore rispetto allo scorso anno.
Con l’avanzare della stagione sono inoltre diventati disponibili i primi nuclei con regine nate nel 2026, contribuendo ad ampliare l’offerta sul mercato.
Per gli sciami convenzionali i prezzi si sono mantenuti compresi tra 100 e 125 euro per unità nel Nord e nel Centro Italia, mentre nel Sud e in Sicilia le quotazioni si attestano intorno ai 90 euro. Gli sciami biologici vengono invece commercializzati a prezzi compresi tra 120 e 145 euro per unità. Le differenze all’interno delle fasce di prezzo dipendono principalmente dalle quantità acquistate e dalle caratteristiche del materiale venduto.
Anche il mercato delle regine è ormai entrato nella fase operativa della stagione. Le quotazioni rilevate dall’Osservatorio oscillano generalmente tra 18 e 20 euro per regina. In alcuni territori, tuttavia, le condizioni meteorologiche instabili hanno causato ritardi nei voli di fecondazione e alcune difficoltà nella produzione.
Prosegue anche il mercato dei servizi di impollinazione, che rappresenta una fonte di reddito complementare per diverse aziende apistiche.
Nelle Marche è stato segnalato il servizio di impollinazione di cavolo e cipolla da seme mediante arniette composte da tre favi di covata con api e una cella reale nascente, con compensi pari a circa 40 euro per unità.
In Sicilia continuano invece le attività di impollinazione in serra per fragola, anguria e melone cantalupo. In questo caso vengono utilizzati nuclei orfani composti da due o tre telai di covata e due telai di scorte, con prezzi compresi tra 27 e 30 euro per unità, IVA esclusa.