Elva è un piccolo paese dell’alta Valle Maira, in provincia di Cuneo.
Qui a oltre 2000 metri d’altitudine Floriano porta le sue arnie con l’arrivo dell’estate, quando esplodono i colori nitidi e i profumi inebrianti della montagna, e grazie a un lavoro meticoloso, paziente e preciso raccoglie il miele che producono le sue api, alla ricerca dei sapori e dei gusti che la natura esprime in un contesto ancora così isolato e selvatico.
Quella di Floriano è una delle storie dei tanti produttori che fanno parte del Presìdio dei mieli di alta montagna. Il tiglio montano, il rododendro, l’abete sono alcuni dei mieli che vengono prodotti lungo l’arco alpino al di sopra dei 1200 metri, in ambienti incontaminati che garantiscono produzioni scarse, ma di alta qualità.
Sono mieli ottenuti grazie al nomadismo, pratica che consiste nello spostare le api seguendo le fioriture e rispettando i tempi della natura; un po’ come avviene per il pascolo, è l’uomo che si adegua alla natura e non viceversa.
Il Presidio dei mieli di alta montagna si propone di valorizzare e rilanciare questi mieli, frutto di un duro lavoro dell’apicoltore che si muove nomade tra le fioriture della montagna, una pratica il nomadismo ormai poco praticata perché meno redditizia dell’apicoltura stanziale, ma che offre prodotti eccellenti e di altissimo valore.
Le popolazioni di api, come di altri impollinatori, stanno registrando un declino preoccupante, dovuto all’utilizzo diffuso di insetticidi nell’agricoltura intensiva e monocolturale.
Slow Food – insieme a EBC e Unaapi – sta portando avanti una campagna a tutela delle api per bandire l’uso dei neonicotinoidi, tra i pesticidi più utilizzati al mondo, e dagli effetti altamente nocivi o letali per le api, tanto da essere una delle cause principali della moria delle api e dello spopolamento degli alveari.
Non possiamo permetterci di perdere le api. L’ape, oltre a essere un animale importante che ci aiuta a preservare la biodiversità tramite l’impollinazione dei fiori, assicura infatti l’80% della riproduzione delle piante, ed è un importante bioindicatore che ci segnala la salute dell’ambiente.
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