Incontro di mezza stagione Aapi – produzioni 2020 non così diverse rispetto al terribile 2019

Categoria: Notizie
Pubblicato Lunedì, 03 Agosto 2020 10:08

honeycomb 530987 960 720Il consueto incontro di luglio organizzato dall'Associazione Apicoltori Professionisti Italiani - Aapi - si è svolto quest'anno in forma multimediale ed è stata l'ccasione per avere le prime stime di produzione di miele, scambiare qualche informazione sul mercato e per discutere delle problematiche principali dell’annata in corso.

L'incontro è iniziato con la consueta panoramica sulle produzioni di miele italiano regione per regione durante la quale, gli apicoltori di tutta Italia, hanno comunicato una stima delle quantità per tipologia di miele prodotto nelle varie zone.

Di seguito quanto emerso:

MILLEFIORI DI PRIMAVERA

La resa del millefiori primaverile è stata nel complesso scarsa; inoltre, si segnala che per la zona del Nord-Centro Italia, parte del raccolto di acacia è stato in realtà declassato a millefiori a causa della presenza di altri nettari raccolti in contemporanea alla fioritura, tra i quali si segnala soprattutto della melata.

Piemonte:

Trentino:

Friuli Venezia Giulia:

Veneto:

Emilia Romagna:

Toscana:

Lazio:

Umbria:

2-3 kg ad alveare

Puglia:

Campania:

Sardegna:

AGRUMI

Annata molto triste per questo monoflora, siamo ben lontani dalle medie di 30-40 kg; i picchi produttivi registrati nel 2020 sono stati raggiunti solo in zone ristrette.

Puglia: 

Campania:

Basilicata:

Calabria:

Sicilia:

Sardegna:

SULLA

Disastro totale per questo monoflora! Rispetto alle produzioni attese, siamo di fronte al peggior raccolto degli ultimi anni. Un dramma, quindi, per i produttori del sud Italia considerato che anche il raccolto di miele di agrumi è stato molto scarso.

Molise:

Campania:

Calabria:

Sicilia:

Sardegna:

ACACIA

Sarebbe stato facile fare meglio del 2019 ma, sebbene i presupposti per produrre sembrassero molto buoni, poi le condizioni meteo sono cambiate repentinamente durante la fioritura. Le produzioni quindi sono state basse e, inoltre, l'inserimento di altri nettari e melate hanno macchiato la poca acacia prodotta.

Piemonte:

Lombardia:

Liguria:

Trentino Alto Adige:

Emilia Romagna:

Toscana:

Abruzzo:

10 kg/alveare ma sporca

Molise:

Lazio: 

Calabria:

CASTAGNO

Non siamo certo di fronte ad un'annata eccezionale per quanto riguarda questo monoflora, tuttavia si tratta probabilmente della produzione migliore di questo 2020… purtroppo non ci voleva molto.

Piemonte:

Lombardia:

Liguria:

Trentino Alto Adige:

Friuli Venezia Giulia:

Veneto:

Emilia Romagna:

Toscana:

Lazio:

Campania:

Basilicata:

Calabria:

Sicilia:

 

CORIANDOLO

Seminativo che viene coltivato sempre meno, quindi, c'è poco da segnalare

Piemonte:

Emilia Romagna:

Puglia:

TIGLIO di città

Produzione che in annate come questa avrebbe sicuramente fatto comodo, purtroppo le rese sono state nettamente inferiori rispetto alle aspettative.

Piemonte:

Lombardia: 

Trentino:

Emilia Romagna:

Toscana:

Lazio:

 

TIGLIO di montagna

Monoflora che viene prodotto in modo molto localizzato ma che, negli anni, ha spesso alzato la produzione media; anche nel 2020 viene confermato questo trend, seppur con rese non eccezionali e spesso in associazione col castagno.

Piemonte:

Lombardia:

Friuli:

 

MILLEFIORI DI MONTAGNA

Si tratta di una produzione altamente circoscritta ma per alcune aziende ha rappresentato indubbiamente una boccata di ossigeno.

Piemonte:

Lombardia:

Trentino Alto Adige:

Molise:

 

GIRASOLE

La diffusione di varietà non nettarifere è sempre alta, tuttavia, il netto aumento delle superfici coltivate nel 2020, ha permesso di produrre qualcosina in più rispetto agli ultimi anni. E' stato comunque un monoflora molto difficile da produrre in quanto, sovente, gli alveari provenivano da situazioni critiche precedenti di assenza di scorte e, in alcune zone, il livello di infestazione della varroa ha iniziato a innalzarsi rendendo necessario rinunciare al raccolto.

Piemonte: 

Lombardia: 

Toscana: 

Marche: 

Molise:

 

EUCALIPTO

Piante ancora troppo malate per poter avere produzioni soddisfacenti.

Puglia: 

Sicilia: 

Sardegna: 

 

 

MELATA

La presenza di questo monoflora non ha portato i benefici sperati in quanto è stata prodotta in concomitanza con altri monoflora (acacia, castagno, tiglio cittadino) deprezzandoli.

Inoltre, in pochi ormai spostano gli apiari per produrre melata di metcalfa perché molto difficilmente si riesce a produrre qualcosa.

Piemonte:

Lombardia:

Emilia Romagna: 

Toscana: 

Lazio: 

Sicilia: 

7-8 kg/alveare melata di agrumi in areali in cui normalmente si producevano 25-30 kg/alveare.

 

MILLEFIORI ESTIVO

Malissimo dunque le produzioni di questo miele su tutta la penisola, nella maggior parte dei casi si tratta di una produzione monoflora mancata.

Piemonte:

Lombardia:

Emilia Romagna:

Toscana:

Umbria: 

Lazio:

Abruzzo e Molise:

Puglia: 

Campania: 

Sicilia: 

Sardegna: 

 

Interventi e dichiarazioni di apicoltori:

Alberto Tonti - Emilia-Romagna"La produzione di acacia è stata molto scarsa e, spesso, è stata macchiata da melata prodotta probabilmente da specie di afidi che non sono morti durante la stagione fredda a causa dell'inverno mite. Non è andata meglio la produzione di miele estivo a causa del grande divario termico tra il giorno e la notte e della costante presenza di vento che ha vanificato le poche piogge cadute e che ha mantenuto l'umidità atmosferica su valori molto bassi. E' andata benino solo la produzione di miele di castagno nell'Appennino Tosco-Emiliano, con punte produttive di 2 melari/alveare. Nel complesso quindi stagione molto negativa a causa di: assenza di inverno, temperature notturne basse nel mese di giugno e bassa umidità".

Flavio Maggiolino – Abruzzo: “Annata da dimenticare che ha visto una ripartenza primaverile difficile con famiglie che stentavano a ingrandirsi e regine che non allargavano la covata. Gli alveari si sono ripresi sugli agrumi, salvo poi rifermarsi subito. Infatti, nei raccolti successivi di sulla e coriandolo le colonie non erano in grado di salire a melario e il vento costante ha azzerato la disponibilità di nettare. Si è prodotto qualcosa sul castagno, mentre sul girasole la salute delle api è peggiorata ulteriormente. Altra stagione terribile con aziende di una certa grandezza che faranno fatica ad andare avanti”.

Giuseppe Oliva - Sicilia: “Una delle stagioni peggiori in assoluto a causa principalmente dei cambiamenti climatici. Un peccato perché a febbraio le condizioni erano buone con precipitazioni e temperature in linea con la stagione. A marzo è cambiato tutto con innalzamento repentino delle temperature, vento, siccità e successivo crollo termico prima della fioritura degli agrumi. Anche in quota non è andato meglio con il vento di scirocco che ha bruciato le fioriture. Produzioni solo su eucalipto e castagno, ma comunque sotto il melario. Il meteo non è più stabile e ogni 3 giorni cambiano le condizioni e vi è un crollo di umidità, ciò non permette più di fare miele”.

Presidente Aapi Claudio Cauda – Piemonte“L'inverno è stato mite anche in Piemonte e senza neve, la primavera al contrario è stata fredda e secca fino al 20 di giugno e ciò non ha permesso di avere raccolti sufficienti. Si è verificata l'esigenza di dover preparare le famiglie al raccolto perché le fioriture intermittenti e il meteo non hanno permesso alle colonie di essere produttive a ridosso della fioritura di interesse”.

Gianni Alessandri – Toscana“Le colonie hanno sofferto la totale mancanza di nettare di erica fondamentale per lo svernamento e per arrivare in forze all'acacia. Le condizioni per produrre acacia sembravano buone poi, probabilmente a causa del vento non si è raccolto molto. Tragico il bilancio del millefiori e del trifoglio alessandrino con produzioni nulle; inoltre è stato fondamentale nutrire tra acacia e castagno...non era mai successo. Si è prodotto sul castagno, ma la molta varroa sulle famiglie ha imposto di rinunciare alla produzione di miele di girasole che comunque sarebbe stata sul melario o poco più”.

Apicoltura MANFREDINI - Umbria“Molte problematiche date da assenza di nettare e da varroa. Si parla di una media aziendale molto bassa sui 5-8 kg di media che si estende per le aziende del sud toscana, nord Lazio e Umbria. Problema di base la siccità e il cambiamento climatico che hanno costretto le aziende a nutrire. Azzerate le produzioni di trifoglio rosso, probabilmente anche perché negli ultimi 15 anni è aumentata la densità delle pecore sulle superfici seminate e quindi non cresce più un fiore. Non ultimo si segnala una continua presenza di avvelenamenti in prossimità dei vigneti. Anche il miele di castagno non ha raggiunto produzioni sufficienti ma fortunatamente il livello di purezza è alto."

  

Quotazioni e considerazioni sul mercato

Diego Pagani - Conapi: “Si conferma quanto detto: produzioni di acacia basse, in alcune aree rasenti lo zero, e spesso sporcata. Agrumi produzioni simili all’anno scorso con quantitativi, quindi, non soddisfacenti. Lo scenario è molto preoccupante; al sud ci sono problematiche produttive ma si arriva a pagare le spese mentre al nord non si arriva al livello di sostenibilità economica. A marzo e aprile, causa pandemia, abbiamo assistito ad una crescita dei fatturati nella grande distribuzione, con un incremento delle spese del 10% che andava a ricolmare il crollo delle spese del 9% del 2019. Da segnalare un aumento maggiore del consumo di miele tradizionale rispetto al bio. Ovviamente vi è stato un calo drastico della vendita diretta per l'impossibilità del cliente di recarsi dall'apicoltore così come vi è stato un calo della richiesta di miele da parte di hotel e agriturismi. E' troppo presto per fare previsioni, quel che è certo è che dovremo affrontare una crisi economica con conseguente influsso negativo a partire dal 2021. Si segnala una forte richiesta di adesioni presso Conapi e si rileva che alcuni invasettatori stiano valutando di fornire il prodotto a conferitori perché non sono più in grado di raggiungere i volumi produttivi sufficienti per soddisfare i canali di vendita al dettaglio. Il mercato dei fusti è ancora fermo, anche perché le produzioni in est Europa sono state molto scarse: la produzione di acacia in Ungheria e Romania è stata pessima, mentre è andata un po’ meglio in Serbia. Questa scarsità di produzione ha determinato un aumento dei prezzi per il miele proveniente da questi paesi: l’acacia bio raggiunge i 7 euro/kg mente l'acacia convenzionale raggiunge i 6 euro/kg. Si segnala, inoltre, la presenza di nettari contaminati da zuccheri derivati da nutrizione degli alveari, problematica questa che può presentarsi anche in Italia per via dell’annata negativa."

Dario Mattio - Piemonte Miele“Osserviamo un trend negativo che permane, salvo poche eccezioni, ormai da alcuni anni. La richiesta di miele italiano all'estero rimane alta con interesse crescente verso melata e castagno. Tra il 2018 e il 2019 il prezzo del miele si è assestato, il divario di prezzo tra miele italiano ed estero è diminuito e ciò ha permesso di essere più competitivi. L'arrivo del covid ha migliorato le vendite dei conferitori e il lockdown ha incrementato le colazioni in casa favorendo il consumo di miele. La produzione di acacia nel 2020 è migliore del 2019 ma resta scarsa in tutta Europa. Nel caso si torni a produzioni soddisfacenti è possibile che il mercato torni ad intasarsi in quanto, essendo aumentato il numero di alveari per azienda andiamo incontro ad oscillazioni produttive più marcate. Anche Piemonte miele continua ad avere molte richieste di adesione”. 

Fabio Iacovanelli - ADI Apicoltura“Le vendite nella grande distribuzione sono aumentate e ci si aspetta che il trend continui. Per alcuni mieli come l'acacia visto che scarseggia il prodotto italiano, la distribuzione ricerca prodotto estero. Trend in crescita di consumo di monoflora quali tiglio, agrumi e castagno anche all'estero dove il miele italiano resta tra i più apprezzati. Sempre più difficile trovare acacia bio per i conferitori, anche pagata a prezzi di dettaglio. Il prezzo degli altri monoflora è in linea con lo scorso anno: agrumi valore 5,30 euro/kg convenzionale mentre se bio 6,10 euro/kg. Dobbiamo comunque dare un messaggio di speranza e essere positivi, il nostro settore ha vinto molte lotte e le produzioni saliranno”.