Lombardia: perso il 40% degli alveari! Vero o falso?

punto di domandaNei giorni scorsi sui social è rimbalzata la notizia di un’indagine svolta da diverse Associazioni Lombarde secondo la quale “in vaste zone della pianura lombarda la media delle perdite degli alveari si aggira, già ora, sul 40%”.

L’affermazione ci lascia perplessi, fa sorgere dubbi e stimola alcune considerazioni. In Lombardia nella primavera scorsa erano censiti circa 118.500 alveari; quindi, se fosse vero, a conti fatti si tratterebbe di alcune decine di migliaia di alveari scomparsi.

Il censimento 2016 terminerà tra pochi giorni e avremo la verifica fattuale. Tuttavia i dati in possesso di Apilombardia descrivono una situazione diversa. Intanto i dati del censimento raccolti per delega dagli associati testimoniano di un patrimonio apistico sostanzialmente stabile, con oscillazioni più verso l’aumento (molte aziende giovani che si sono insediate o che hanno incrementato l’allevamento) che non verso la contrazione. Di più. Nell’interlocuzione con gli apicoltori, sia imprenditori sia amatoriali, avvenuta negli ultimi mesi durante i seminari di aggiornamento e nel corso della normale attività dei tecnici, si è evidenziato un più alto livello di infestazione da Varroa rispetto ai due anni precedenti, notevoli difficoltà per garantire lo sviluppo (in diversi casi anche la sopravvivenza) delle colonie, con massiccio ricorso alle nutrizioni di soccorso (che ha aggravato ulteriormente i costi di un’annata segnata dalla scarsissima produzione di miele), ma mai sono state riscontrate perdite “superiori alla norma”. Chi ha seguito i protocolli consigliati da Apilombardia, e sui quali i tecnici lavorano costantemente per migliorarli, ha potuto fronteggiare con successo il maggior livello di infestazione. Difficoltà si sono registrate sullo sviluppo dei nuclei formati tardivamente o sul recupero dei nuclei da asportazione di covata: si sono registrate perdite, ma non allarmanti.

Quindi l’affermazione è esagerata? Sembrerebbe di si, a meno che …

Potrebbe essere vera per quegli apicoltori (e quelle zone) cui sono giunte meno tempestive informazioni o che hanno avuto minori punti di riferimento e si sono limitati alla “semplice” somministrazione dei presidi sanitari, senza cogliere il reale stato sanitario delle famiglie e l’eccezionalità della stagione. E potrebbe essere proprio così, considerando gli scomposti tentativi di sottrarre associati e, soprattutto, alveari “rappresentati” messi in atto con fastidiosa insistenza da alcuni.

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